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Agricoltori indagati per danno ambientale. Il parere della CIA FVG: “andando in Giudizio si rischia di perdere il diritto alla Pac. Solo accettando l’istituto della Messa alla Prova l’eventuale reato sarà derubricato e i titoli Pac messi in salvo”.

«Perdere il beneficio alla Pac a causa di una condanna, per gli agricoltori sarebbe deleterio». E’ questa la preoccupazione che impegna il neonato direttivo della Confederazione Italiana Agricoltori del Friuli Venezia Giulia (CIA) a trovare una via d’uscita dignitosa e quasi indolore per i trecento imprenditori agricoli friulani che, accusati di inquinamento ambientale con conseguente grave moria di api, corrono il rischio di essere rinviati a giudizio.
«Mi preoccupano le possibili conseguenze cui potrebbe portare un processo per gli indagati e come CIA cerchiamo di immaginare delle soluzioni. – spiega il direttore Luca Bulfone – Accettare la Messa alla Prova (MAP), infatti, agli occhi dell’opinione pubblica non avrebbe lo stesso impatto, anche per la responsabile presa di coscienza di chi sceglie di rimediare a un danno, impegnandosi in un percorso formativo mirato all’agricoltura del prossimo futuro: quella del green new deal, sostenendo obiettivi ambientali e sociali più ambiziosi. Un esempio e un riscatto mirabili, dunque, che né un patteggiamento, ma nemmeno l’eventuale perdita di potestà punitiva dello Stato, ovvero la prescrizione del reato, garantirebbero. Ho ricevuto alcuni degli agricoltori miei iscritti constatando che c’è ancora grande confusione sulla differenza tra patteggiamento e Messa alla Prova. Dunque, non mi stancherò mai di ripetere che con la MAP il reato viene derubricato e, soprattutto, non si perde il diritto alla Pac. C’è un documento del direttore dell'AGEA, Martinelli, che attesta quanto dico».

Storia:
Tutto nacque nel 2018 in conseguenza del danno consistito in una moria di api a causa del non corretto utilizzo, più o meno consapevole, del Mesurol, un pesticida usato nella concia delle sementi del mais, la cui licenza di produzione è stata ritirata dalla Comunità Europea a settembre.

In estrema sintesi, la vicenda è passata agli onori delle cronache per la ferma decisione degli indagati di affrontare il processo per contrastare l’accusa di penale responsabilità per l’inquinamento derivante dall’uso di quel pesticida, senza, va da sé, la scorciatoia del patteggiamento, che significherebbe un’ammissione di colpevolezza.
La stessa motivazione sembra aver persuaso molti a rifiutare recisamente anche una via alternativa al processo, offerta dall’istituto giuridico della “Messa alla Prova”, opportunità per la quale la CIA sta preparandosi a offrire un servizio di consulenza e di aiuto attivo agli agricoltori coinvolti e ai quali è stata contestata l’ipotesi meno grave, quella colposa, che appunto aprirebbe la strada alla Messa alla Prova.
L’istituto, infatti, prevede la stesura di un “programma di trattamento”, concordato dall’indagato con un ente denominato UEPE, emanazione del Ministero della Giustizia, che potrebbe consistere in un percorso formativo sul corretto uso dei fitofarmaci, anche in prospettiva di un’agricoltura sostenibile. Ciò gli consentirebbe non solo di estinguere il reato senza conseguenze sanzionatorie, ma di salvare il suo diritto alla Pac.
Insomma, salvare... capre e cavoli, ovvero reputazione e Pac, sarebbe, per la Cia, la soluzione più sensata.
Ma in cosa consisterebbe per l’indagato quel programma? E’ stato pensato un corso, di durata variabile a seconda della decisione del giudice, tra aula e campi, e ciò consentirebbe l’apprendimento delle nuove tecniche di coltivazione basate sulla rotazione. E’ provato, infatti, il danno che la monocultura produce all’ecosistema. L’introduzione di sorgo, grano saraceno, favino e coriandolo, ad esempio, ottimi per il “pascolo” delle api e utili grazie all’accrescimento delle varietà di pollini, sarebbero l’ideale. Queste colture a rotazione, inoltre, non necessitando di sostanze chimiche, godrebbero della certificazione biologica. Senza considerare che consentirebbero l’accesso ai fondi europei, sempre più indirizzati a questo tipo di scelte. I corsi, inoltre, punterebbero sull’agricoltura della “lotta integrata” e l’uso della tecnologia intelligente.